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Presentazione di Vittoria Corti

E' una lieta sorpresa - per chi si aggiri nell'affollato e rumoroso ambiente artistico - capitare davanti ai silenziosi interni di Sandra Batoni. Immagini calde ed assorte si succedono armoniosamente da un dipinto all'altro. E' sempre lo stesso mondo, ma ogni volta ce ne vien presentato un aspetto diverso e cambia il tono: ora ilare, ora misuratamente satirico, ora apertamente estatico ed incantato.
Il fatto è che Sandra Batoni, un volta conquistato il suo mondo, ci sta come in un suo personale dominio. Ha forgiato il suo stile secondo i suggerimenti del suo spirito, e lo trova uno strumento di lavoro efficacissimo.
Che cosa ci attira tanto in queste opere? La normalità delle immagini: nitide, sintetiche, con naturalezza, ma, nello stesso tempo, sorprendentemente inedite. Si alternano due serie di soggetti: la serie delle nature morte (qualche pezzo di preziosa porcellana o vetro, disposto in modo spiritoso sulla tovaglietta di una mensola) dove intorno ai fragili oggetti è lasciato un grande spazio, e l'aria che avvolge le forme si può dire che è la vera protagonista. Le cose, nella loro immobilità, hanno qualcosa di indefinibile, lasciano trasparire una interna irrequietezza. L'osservatore ha l'impressione di essere osservato. L'altra serie di lavori è di grandi composizioni, in cui si vede un angolo di una stanza alta e spaziosa, con qualche mobile, e una grande finestra con i vetri serrati che lasciano intravedere qualcosa del mondo esterno: la chioma di un albero, la sagoma geometrica di un edificio. E in questa zona di ben difesa intimità c'è, qualche volta, una figura, mai più di una (un bambino, una giovane donna) assolutamente immobile, attenta a qualche pensiero, enigmatica: una figura a cui possiamo fornire i connotati spirituali che vogliamo. Le scene, sia nell'una che nell'altra serie di quadri, hanno la qualità di apparizioni improvvise, tutto è leggero, sospeso, come prossimo a dileguarsi. Tutto reale ma ha la qualità delle cose immaginate, dei sogni.
E' un dato di fatto che l'opera d'arte ci tocca nel profondo solo se ci rivela una verità umana, di quelle di cui siamo confusamente consapevoli ma abbiamo bisogno di un aiuto che ce le chiarisca: questa è la funzione dell'arte. Così, davanti ad un'opera d'arte siamo subito interessati a reperire i tratti dell'individualità dell'artista per farci strada, dietro la sua scorta, verso sentimenti e pensieri lontani dalla nostra quotidianità. Infatti, chiediamo all'arte di dilatare le nostre vite e intensificarle.
Il vero connettivo tra l'autore e il suo pubblico è la cordialità, l'affetto con cui l'autore chiede di essere capito. Palazzeschi arrivava a parlare di "disperato bisogno di amore".
Ma perché questo scambio di affetto ci sia, bisogna che l'osservatore senta la sincerità, la spontaneità, la genuinità di quel che gli viene presentato. E il valore dei lavori di Sandra Batoni sta appunto nella genuinità delle sensazioni e dell'intelligenza che controlla quelle sensazioni, di fusione di realtà e di irrealtà. La Batoni ci rende partecipi (come potrebbe fare un poeta lirico) di certe sue ore privilegiate, vissute lavorando nella pace, nella libertà della piena solitudine del suo studio. I suoi quadri sono come capitoli di un diario intimo, sono come dei soliloqui. La luce è del tipo che Leonardo chiamava "mezzana", una mezza luce che lascia chiari e quindi ben visibili gli oggetti ma ammorbidisce contorni e colori e alleggerisce o fa addirittura sparire il peso della materia. La Batoni sa vedere le cose comuni con singolarità, cioè le fa apparire straordinarie. Anche se ritorna sugli stessi oggetti che le sono familiari, il suo sguardo, senza alterarli, sa trasfigurarli.
C'è chi ha parlato di Proust, per questa sua capacità di convivere con le cose. E si potrebbe anche parlare di Pessoa. Ma nella Batoni non ci sono i vertiginosi percorsi di Proust né le angosce e i voli fantastici di Pessoa. E' abituata a dilatare i confini del mondo reale fino alle regioni della fantasia e del sogno, ad animare le cose che per definizione sono qualificate come "inanimate" ma lo fa con un suo particolare slancio ed una particolare rapidità. L'osservatore viene attirato dai suoi quadri come da zone di riposo, che gli allontanano, per qualche momento, il ritmo caotico dell'esistenza comune. Si compiace di quella trasparenza e di quel nitore metafisico, e porta con sé quelle immagini: sia il ricordo visivo sia l'impressione di appagamento.

Vittoria Corti

 


 

Credits: Studio V.Mirannalti