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Rassegna di dipinti degli anni '70 esposti all' Istituto Stensen, tempere su tela

Presentazione di Vittoria Corti

La coscienza che dovrebbe accompagnarci nell'atto del vedere è delle più intermittenti: a volte funziona ed a
volte no. Capita che il nostro occhio scorra meccanicamente sulle cose, sen­za toccarle:  è quando guardiamo senza percepire, come dei veri ciechi.
Il quadro attaccato ad una parete di casa nostra lo vediamo sul serio forse una volta l'anno. E' vero che allora (magari per pochi attimi) diventa una presenza importante, persino soverchiante. Infatti, quando noi morti ci destiamo dal nostro abituale torpore diamo una scossa animatrice anche all'ambiente che ci circonda. E' in quei momenti di traboccante vitalità, di libertà mentale e di disponibilità fantastica che la percezione diventa possesso, diventa invenzione trasfigurante.
Nei dipinti di Sandra Batoni assistiamo ad una vicenda di questo genere: il banale, il consunto, il quotidiano, diventano qualcosa di nuovo, di strano, di pregiato.
Tutto quello che ci vien mostrato è assolutamente reale, anzi documentato con precisione, persino puntigliosamente, eppure tutto ri­sulta insolito, inventato, irreale e lontano.
Spesso un gruppo di persone o di oggetti ci viene presentato riflesso nel cristallo di un negozio oppure oltre il vetro di un finestrino di autobus o attraverso il trinato di una tenda: l'occhio che capta è al chiuso, in una zona di aria immobile e di silenzio. O, al contrario, l'occhio si trova dentro la corrente chiassosa del traffico, all'aperto, ma guarda (oltre la barriera di un vetro) la vita al chiuso, nel silenzio.
In qualsiasi modo, si forma un rapporto di tensione dinamica tra due contrari: noi (il lettore-osservatore si mette sempre al posto dell'autore) e gli altri — la nostra vita, che teniamo chiusa in noi, che è il nostro privatissirno segreto, e la vita degli altri, sempre di­fesa da una fascia di mistero, sempre inabbordabile alle nostre esplorazioni, e, perciò, bella come un sogno.
Di fronte allo spettacolo del mondo odierno coloro che sono nati e cresciuti nel mondo di ieri si trovano sprovveduti, avvertono solo la dìsarmonia e la provvisorietà. Dall'ossessivo martellare delle im­magini pubblicitarie ricavano solo repulsione per il farraginoso, in­sensato consumismo della nostra epoca.
Ma questo mondo è natura, è la normalità per lo sguardo giovane della pittrice, la quale riesce a coinvolgere nello stesso ritmo le im­magini a volte assai eterogenee e surrealisticamente giustapposte dei suoi dipinti: fari di automobili e farfalle, manichini e posters, gioielli e barattoli di cocacola.
Varrebbe la pena di studiare a fondo come può essersi formata questa nuova veduta, che la Batoni sa rendere con franca disinvol­tura, ma che nei tratti essenziali è comune a tutta la sua genera­zione, specialmente a quella parte che è passata per le aule delle facoltà di architettura, che è usata non solo a subire la pubblicità ma ad escogitare strategie per farla funzionare, per invischiare e trattenere l'attenzione di un pubblico.
Questa generazione ha perso la fiducia nell'istinto, ha bisogno di ordine, di logica, di chiarezza nella struttura compositiva, nelle sin­tesi geometriche delle forme, nella stesura della materia cromatica. Insomma, l'educazione visiva e il temperamento della pittrice sono di tipo realista: il linguaggio formale è curatissimo, ma i soggetti proposti sono molto di più che dei pretesti per giochi formali: si sente, anzi, una curiosità da specialista per le scenografie delle vetrine, per le trovate pubblicitarie.
Dietro l'occhio che vede, c'è l'intellettuale nuovo coi suoi problemi tecnici, razionali, psichici, visivi e non-visivi: la realtà non è limitata al dato di fatto ma si estende a tutto il complicato processo evocativo che il dato di fatto provoca.

Vittoria Corti

 

Credits: Studio V.Mirannalti