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Sandra Batoni: un maestro della Nuova Figurazione che conclude il Novecento, entrando nelle incognite del secolo venturo. E' una figurazione che ha assorbito l'educazione all'astratto e all'informale, appunto trasfigurando la realtà come appare. Una pittura come questa di Batoni ha in sé e provoca nel suo "visitatore" la gioia di dipingere, e vedere, le forme esatte dell'emozione, aperte ad ogni sensibilità, visiva ed interiore.Piacerebbe questa pittura, pur essendo contemporanea di fine Novecento, per l'astrazione a tutta figuratività, ad Auguste Renoir, ad alcuni umori visivi di Giorgio de Chirico, all'entusia­smo di Gregorio Sciltian e, persino, a momenti sotterranei, quasi nascosti, di Fabio Picasso giovane tutto figurativo. Questi nomi, per farli tra maestri, non sono nel nostro attuale modo di vivere, e quindi anche di dipingere. Altri nomi si possono fare sugli amori di cultura dell'artista, da William Bailey, e sarebbe un avvicinamento solo epidermico per alcune tematiche e disposizioni del tema, al suo maestro Emanuele Cavalli, a patto di non trascinare sul passato questa autonoma e nuova, non solo per cronologia, artista. Che, invece, ed è la sua appartenen­za di diritto all'arte giovane che costruisce il nostro, suo tempo, è pittore, poeta della visività narrante e insieme lirica, in piena aderenza alla civiltà che sta unendo il mondo: la realtà di anima e di corpo in una unità che fa della spiritualità la materia e della materia lo spirito. In fusione inventiva, oltre che di fede. Sandra Batoni così visitata nell'opera, in indipendenza di incon­tro con il quadro, come se autore fosse ognuno di noi, è artista generazionalmente, nella giovinezza della mente e dell'intuizio­ne, tutta di oggi. Riversata sul domani. Gli stessi richiami alla Scuola Romana, echi di una storia già lontana, sono solo utili per informazione. Sandra Batoni, sul quadro, è avanti. E' di razza, ripetiamo, nuova: anche quando allinea, sul rettan­golo di luce da riempire di realtà, oggetti e situazioni dette "nature morte". Non è nell'area del naruramortismo di tradizio­ne e convenzione. Appartiene alla situazione mondiale dell'arte che ha già visto, semmai, la dinamica delle cose ritenute "morte" diventare intervento nella Storia. La citazione è per Andy Warhol. L'inerzia di un oggetto o di una parola isolata è vita. Così è per la pittura di Batoni, per l'innesto nelle cose iner­ti di vitalità, non solo tramite la luce. Un gatto, un gioco di bam­bini. La Donna-Donna. Il movimento fermo. Batoni, quindi, è nella pittura contemporanea tra i protagonisti della rappresentazione verso il futuro del mondo e dell'uomo: dalla musica di oggi, anch'essa una sintesi mista di tradizione e di invenzione, dal linguaggio quotidiano alla preghiera. Narra la gioia delle Cose e del Corpo, rivelando nella serenità del reale anche il dramma dell'inevitabile angoscia di esistere. Una brocca, e i compagni - oggetti della brocca. Un tavolino e una mano che lo sfiora. Un gatto che ha la patina di un fiore, e una rosa che ha vibrazioni di corpo vivente, pur se destinato ad appassire. Il racconto di un gesto. Lo Specchio. Lei allo Specchio di Se stessa e delle attese. Quali attese? C'è misteriosità, sempre. La spinta ai vertici Sandra Batoni la raggiunge nel corpo femmi­nile che diventa il Corpo. Un tempio di bellezza aperta e di sogno in propria solitudine personale per chi fruisce della vista
Emanuele Cavalli
"Bagnante" 1943 Galleria Comunale d'Arte Moderna, Roma
del quadro. Si rasenta il senso del divino, in Eros e desiderio di Madre.
C'è nella pelle, non sulla pelle, ma dentro, della Donna di Sandra Batoni una lucentezza intima verso la totalità. L'autoritratto indiretto è pure specchio al maschile, vedendoci tutti nel simbolo incarnato dell'universo, qual'è il corpo di Amore e di Mater.
I silenzi della pittura di tale, subito individuabile, artista sono lontani dai rituali silenzi attribuiti alla pittura. Eccitati e simul­taneamente quieti concerti suonano con richiami coordinati dal colore. Lo sguardo si intriga nelle ombre, un seno di donna si innalza verso strade mentali a uscite multiple. Ce ne è per ognuno. Turba in questa artista la geometria tra forme e spazi, esatta eppure inventata.
E' moderna una pittura tanto figurata? Tanto inseguitrice del vero come appare? E' moderna, sapendo ormai che forme ed informalità sono la stessa strada per arrivare al fatto poetico. Batoni questo lo sa, essendo artista di consapevole intellettua­lità. Sa, e lo attua, che l'astrazione è dovunque e comunque vi sia l'invisibile gene del generare poesia: questo conta insieme alla professionalità educata all'esatto. Com'è nel totale su Sandra Batoni: artista del dopo il conflitto, assurdo, tra Figurazione e Informale, risolto, anche da lei, in unità.
Roma, 14 febbraio 1998

Giuseppe Selvaggi

 

Credits: Studio V.Mirannalti